MA LA FORMAZIONE E’ UN’ARMA CONTRO LA CRISI?

6 July 2009

Mentre molti commentatori economici e politici discutono sul tema della crisi e convengono sul fatto che quando se ne uscirà il nuovo modello economico e produttivo sarà profondamente diverso da quello attuale, pochi si soffermano sul valore che, in questo contesto di crisi, può assumere una formazione di qualità per i lavoratori e le aziende. Anzi si corre il rischio che le risorse faticosamente reperite negli anni scorsi e destinate, attraverso i fondi interprofessionali, alla formazione continua per superare il gap storico che ci divide da tutti gli altri Paesi dell’Unione Europea, siano oggi dirottate dal loro compito primario per sopperire alle carenze di liquidità dei bilanci pubblici.

A mio avviso è oggi invece necessario affiancare al necessario rifinanziamento degli ammortizzatori sociali, a partire dalla cassa integrazione in deroga, un robusto investimento in formazione continua che accompagni il paese fuori dal tunnel della crisi. Naturalmente i piani di formazione continua devono essere fortemente ancorati alle prospettive dei contesti territoriali e delle filiere produttive, guardando con attenzione anche ai settori innovativi (ambiente, energia, ecc.) e ai servizi.

Deve essere chiaro l’obiettivo di recuperare proficuamente il massimo numero possibile di lavoratori nelle aziende oggi in crisi e per quelli per cui ciò non sarà possibile aprire nuove prospettive di occupazione in nuovi settori.

Non va in alcun modo abbassata la guardia sugli interventi formativi in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, su cui, negli ultimi tempi, si stanno compiendo significativi investimenti, evitando che, come purtroppo spesso accade, le esigenze di risparmio si traducano in un ulteriore peggioramento delle condizioni di sicurezza dei lavoratori.

Su questi temi la nostra Associazione vuole avviare un dibattito che coinvolga il sindacato, le aziende, le agenzie formative e le istituzioni pubbliche per produrre in tempi rapidi metodologie e contenuti all’altezza della sfida in atto.

Partecipate alla discussione!

(Thread a cura di Guglielmo Festa, Presidente di Associazione Smile)

L’Osservatorio per la formazione continua della Provincia di Roma

6 July 2009

L’Osservatorio per la formazione continua della Provincia di Roma, presentato lo scorso 20 ottobre al termine di un apposito progetto realizzato da CESOS, Associazione SMILE ed ERFAP, è uno strumento messo a disposizione delle parti sociali e delle istituzioni per realizzare una programmazione efficace dell’offerta formativa rivolta ai lavoratori.
In questi anni infatti è cresciuta la quantità di risorse rese disponibili per la formazione continua dalla nascita dei fondi interprofessionali e dalla programmazione regionale, ma a questa crescita non ha corrisposto una adeguata capacità del sistema formativo di utilizzare tali risorse con gli standard qualitativi necessari.
L’Osservatorio può essere il luogo virtuale nel quale provare ad organizzare in modo virtuoso la domanda e l’offerta di formazione continua attraverso un’azione concertata delle organizzazioni sindacali ed imprenditoriali con la Provincia e le articolazioni regionali dei fondi interprofessionali.
Per realizzare questo obiettivo occorre avere attenzione ad almeno tre questioni: i tempi, i contenuti ed i target dell’offerta formativa.
I tempi: per evitare che nell’emanazione dei bandi di gara per la presentazione dei piani formativi ci siano sovrapposizioni e diseconomie tra i diversi soggetti e soprattutto per creare un sistema che consenta in ogni momento alle imprese ed ai lavoratori che ne facciano richiesta di avere disponibile uno strumento di accesso immediato ai finanziamenti.
I contenuti: per consentire alle parti di definire periodicamente le priorità di intervento attraverso l’indicazioni di contenuti formativi legati al contesto economico, produttivo e di servizio ed all’evoluzione organizzata della domanda, promossa dagli attori sociali sul territorio.
I target: per individuare con precisione i soggetti a cui rivolgere prioritariamente gli interventi formativi, con un attenzione particolare alle fasce di lavoratori e lavoratrici con bassa scolarità, che operano in contesti produttivi a basso contenuto professionale, alle piccole e piccolissime aziende, ai lavoratori immigrati, ecc.
Per realizzare questi obiettivi è però indispensabile che lo strumento osservatorio sia continuamente e tempestivamente aggiornato da tutti i soggetti che animano il sistema della formazione continua e che possono con la loro determinazione dare un contributo decisivo a superare il gap negativo che ci separa da tutti gli altri paesi europei.

(Thread a cura di Sabrina Asfoco – Responsabile del progetto)

Salute e sicurezza: in Finmeccanica nasce un laboratorio

6 July 2009

Nel corso del mese di aprile partiranno i laboratori di apprendimento relativi al piano formativo sulle buone pratiche che Smile, in collaborazione con Finmeccanica, sta progettando. Parliamo del piano finanziato da Fondimpresa (Avviso 1/2008) dal titolo “Formazione alle buone pratiche in Salute e Sicurezza nel gruppo Finmeccanica. Il piano ha un approccio sperimentale perché si pone l’obiettivo di analizzare e socializzare nei laboratori didattici alcune buone pratiche su salute e sicurezza a partire dall’esperienza vissuta e raccontata dalle persone che partecipano; i laboratori funzionano così concepiti come una comunità di apprendimento. Nei singoli gruppi, infatti, i partecipanti provenienti da diverse aziende del Gruppo analizzano e riflettono insieme – grazie alla moderazione di facilitatori – sull’esperienza di lavoro, sui rischi specifici, sulle soluzioni vincenti adottate in materia di salute e sicurezza e sulla loro trasferibilità. Ciascun laboratorio di apprendimento si sviluppa su 8 giornate durante le quali si prova a costruire una cultura della sicurezza di natura multidisciplinare, perché alle attività dei laboratori partecipano diverse funzioni aziendali (ad esempio, Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, Risorse umane, logistica, direzione ecc.) con competenze ed esperienze lavorative diverse. E le diverse competenze in gioco concorrono a creare una cultura della sicurezza sicuramente differente ma condivisa, dove ciascun partecipante ha la sua importanza nel definire linguaggi, approcci e metodi. Il lavoro di ricerca, analisi, riflessione, progettazione che viene fatto dentro ciascun gruppo porta alla fine a trovare soluzioni che funzionano nel risolvere i problemi legati ai rischi presenti e a migliorare la gestione della salute e sicurezza nelle diverse realtà aziendali.
Perché laboratori e non aule? Perché non si tratta di formazione tradizionale con lezioni frontali in cui si insegna alla persone e si trasferiscono contenuti specialistici. Ma ciascun laboratorio funziona come un team di ricerca perché parte da problemi specifici e trova soluzioni adatte; perché per fare cultura della sicurezza non basta imparare il contenuto; perché per fare cultura della sicurezza la norma è condizione necessaria ma non sufficiente. Nei laboratori si lavora insieme, si fa “ricerca-azione”, con il contributo dei facilitatori e dei docenti di contenuti: insieme si leggono (e rileggono) i rischi e le soluzioni alla luce dei diversi approcci.
Cosa si fa nei laboratori?
• Si riflette sulle proprie esperienze lavorative socializzando problemi, criticità e soluzioni con altre persone;
• si conoscono approcci multidisciplinari alla salute e sicurezza sul lavoro;
• si conoscono e socializzano buone pratiche sviluppate a livello italiano e internazionale a partire da alcune prassi individuate dalle banche dati INAIL e ISPELS;
• si producono buone (o nuove-buone) pratiche a partire da quelle raccontate dalle aziende del Gruppo.
L’impianto formativo è strutturato su 3 percorsi differenziati per target e risultato finale, però il metodo e gli obiettivi perseguiti all’interno dei 3 percorsi sono gli stessi, cambiano i partecipanti e di conseguenza il focus è richiamato su alcuni aspetti specialistici. I 15 laboratori sono dislocati su 5 città italiane, Varese, Genova, Firenze, Roma e Napoli.

(Thread a cura di Sabrina Asfoco (Responsabile progettazione didattica)

Formatur: il Lazio all’inseguimento degli standard internazionali nel turismo

6 July 2009

Formatur è un progetto di formazione continua, finanziato dal Fondo interprofessionale Fondimpresa, che si rivolge a dipendenti di imprese appartenenti alla filiera turistica della Regione Lazio.

Due parole sui Fondi Interprofessionali. Cosa sono. I fondi paritetici interprofessionali nazionali per la formazione continua sono organismi di natura associativa promossi dalle organizzazioni di rappresentanza delle Parti Sociali attraverso specifici accordi interconfederali stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente rappresentative sul piano nazionale. Sono attualmente istituiti fondi paritetici interprofessionali per ciascuno dei settori economici dell´industria, dell´agricoltura, del terziario e dell´artigianato; gli accordi interconfederali possono prevedere l´istituzione di Fondi anche per settori diversi, nonché, all´interno degli stessi, la costituzione di un´apposita sezione per la formazione dei dirigenti. I Fondi interprofessionali consentono alle imprese di destinare la quota dello 0,30% dei contributi versati all’Inps (il cosiddetto “contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria”) alla formazione dei propri dipendenti. I datori di lavoro possono infatti chiedere all’Inps di trasferire il contributo ad uno dei fondi paritetici interprofessionali, che provvede a finanziare le attività formative per i lavoratori delle imprese aderenti.

Il Progetto Formatur è stato finanziato nell’ambito dell’Avviso 1/2007 di Fondimpresa, seconda scadenza. Il progetto è stato presentato da un’associazione temporanea d’imprese formata da Tils (capofila), Associazione Smile, Solco e Erfap. Il progetto, che insiste nella Regione Lazio, ha identificato come prioritario settore di intervento il Turismo. Il settore turismo nella Regione Lazio risulta essere tra i settori maggiormente rappresentativi, trainato soprattutto dalla città di Roma. Il settore è attivo ma presenta una frammentazione e una difficoltà nel raggiungere i parametri di qualità internazionali. Quando si parla di filiera turistica ci si riferisce infatti non solo agli Hotel, ma anche ai Trasporti, alla ristorazione e a tutte le aziende che in modo diretto o indiretto sono collegati al turismo. Creare un’integrazione tra i servizi e migliorare le competenze professionali di chi opera nel settore sono dei passi necessari per qualificare e migliorare le potenzialità di questo settore.  La necessità di un aggiornamento professionale è molto sentita dalle imprese del settore. Ad oggi hanno aderito diverse aziende, in prevalenza hotel di Roma, che hanno mostrato una grande sensibilità verso la formazione continua. Molte azioni formative sono in corso e riguardano alcune principali aree tematiche: cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro, inglese, informatica, il brand ecc.

Ci sono tuttavia differenti criticità che abbiamo incontrato e che si stanno cercando di superare: la difficoltà nel coinvolgere aziende di piccole e medie dimensioni; conciliare i tempi di formazione con i tempi di lavoro; costringere le imprese al rispetto delle regole di Fondimpresa, in alcuni casi stringenti; realizzare interventi formativi che rispettino sia i tempi dettati dalle imprese sia i tempi stabiliti dal Fondo; realizzare interventi di formazione innovativi che favoriscano realmente un apprendimento sul lavoro e per il lavoro.

Questi sono solo alcuni degli aspetti su cui il partenariato si sta confrontando e sta lavorando e che lanciamo in questo blog per avviare un terreno di confronto e raccogliere idee e suggestioni. I primi quesiti che porrei sono i seguenti: come si può favorire la partecipazione delle PMI alla formazione continua? Segnalateci esperienze e pratiche…

(Thread a cura di: Elisabetta Di Rollo Referente di progetto per l’Associazione Smile)